Ma perché i mutui italiani sono i più cari d’Europa?
Continuano le pubblicazioni delle rilevazioni relativamente all’andamento dell’erogazione dei mutui in Italia nel 2010. E anche il report predisposto dall’Ance, dal titolo “Il credito nel settore delle costruzioni in Italia”, conferma che i finanziamenti per acquisto di abitazioni da parte delle famiglie, dopo un 2009 che si era chiuso con un calo importante (-10%), hanno mostrato nel primo semestre 2010 i primi segnali di ripresa.
Per una valutazione più corretta di questo dato, è importante tener conto del fatto che il livello di mutui erogati nel 2009 ha raggiunto i livelli del 2004, con una drastica riduzione rispetto alle somme erogate nel 2006 e nel 2007 e che parte dell’aumento è dovuto alle operazioni di ricontrattazione (il 34% secondo le stime Mutuionline ) di mutui già in essere.
Nel primo semestre 2010 i mutui a favore delle famiglie per comprare casa sono tornati a salire, con un +21,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La ripartizione territoriale mostra che tutte le regioni, per la prima volta dall’inizio della crisi, registrano dati positivi rispetto all’anno precedente. Anche la Lombardia, dopo un primo trimestre negativo, presenta una variazione del 13,6%, grazie all’incremento del 45% registrato nella provincia di Milano,
Analizzando le caratteristiche della domanda e dell’offerta di mutui residenziali, si riscontra che i tipi di tasso più richiesti sono il fisso ed il variabile con cap. Le banche continuano, però, ad erogare più della metà dei mutui a tasso variabile, lasciando il rischio interamente in mano alle famiglie. In una fase in cui le aspettative di tasso sono al rialzo, da tempo si esprimono dubbi riguardo a questo comportamento che mina la solidità del mercato.
È infine da sottolineare che sul settore continua a pesare il differenziale tra il costo dei mutui erogati a tasso fisso tra l’Italia e l’Europa. Mentre nell’Area Euro a settembre 2010 i tassi medi erano al 3,74%, in Italia la media era pari al 4,1%, pari a un differenziale dello 0,36%. Il margine a settembre scorso si è ridotto, dopo aver raggiunto il massimo ad agosto (0,69%). Quello che colpisce è la resistenza a scendere dei tassi d’interesse rispetto all’Irs 10 anni. Il differenziale è aumentato sensibilmente: +1,5% per i mutui italiani contro un +1,1% per l’Europa.
L’Ance ha ripetuto la simulazione che era stata sviluppata a marzo scorso, prendendo come base di riferimento i tassi sui mutui per l’acquisto dell’abitazione della BCE. Si è ipotizzato di sottoscrivere un finanziamento oggi per l’acquisto della casa in Italia e nell’Area Euro pari a 150.000 euro per una durata di 25 anni; dalla simulazione emerge che le famiglie italiane sono costrette a pagare 9.000 euro in più rispetto all’Europa. È come se pagassero un mutuo per 12 mesi in più. E questo succede nonostante la rischiosità delle famiglie italiane sia rimasta molto bassa dall’inizio della crisi a oggi, al contrario di quanto è accaduto in molti Paesi europei, caratterizzati da un forte indebitamento individuale
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Come indicato meglio nell’articolo la differenza si ha sui tassi fissi, e non è una questione recente ma storica.
C’è da capire il motivo. In caso di tasso fisso, rispetto al variabile, la banca deve coprirsi anche dal rischio tasso. Le motivazioni quindi sono due: o le banche italiane pagano di più la copertura del rischio tasso o cercano utili più alti rispetto alle banche europee. Secondo me sono vere entrambe.