La polemica mediatica sull’Ici degli immobili religiosi significa portare avanti un attacco strumentale alla Chiesa Cattolica di fronte al quale non c’è apparente difesa (Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia).

Sul tema dell’Ici per gli immobili di proprietà degli enti di religione e di culto, il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici dichiara: “La polemica pesca nell’equivoco. Sul piano legislativo non c’è niente da fare a meno che non si voglia discutere del trattamento fiscale del quale godono anche tutte le organizzazioni no-profit, assistenziali, umanitarie, didattiche, sanitarie, caritative, culturali e persino sportive e ricreative“.

Secondo il Presidente Assoedilizia, le esenzioni ICI possono esser revocate per tutte le strutture in cui si esercitano tali attività ed allo stesso tempo anche per quelle religiose. Ma allora lo Stato rinnegherebbe ogni riconoscimento alla funzione di sussidiarietà e di supplenza che svolgono gli enti no profit; e, nel caso dell’attività religiosa, all’autonomia istituzionale delle diverse Confessioni. Si tratta dunque di intendersi, secondo Colombo Clerici.

La legge già dice che le Confessioni religiose convenzionate con lo Stato italiano devono pagare l’Ici sugli immobili dai quali gli enti religiosi stessi ricavano redditi di natura commerciale; come d’altronde devono pagare anche le imposte dirette sui redditi stessi. Inoltre, la questione dell’attività prevalente e della quantificazione delle attività stesse è una distorsione concettuale legata alla realtà del rapporto che lega l’attività all’immobile; quindi non deve essere l’occasione per sindacare la natura dell’attività religiosa svolta dall’ente istituzionalmente competente, conclude Colombo Clerici.

 

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