Mercato creditizio: due milioni in meno per i mutui casa
Nel III trimestre 2011 le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 10.374,82 milioni di euro.
Rispetto allo stesso trimestre del 2010 si registra una contrazione del -16,06% per un controvalore di 1.985,59 milioni. È quanto emerge dai dati statistici di Banca d’Italia, pubblicati il 13 gennaio 2012. Si conferma dunque la tendenza alla contrazione già rilevata nel corso del secondo trimestre rafforzando il trend ribassista iniziato nel 2010. Oltre che dalla congiuntura socio economica dell’area euro, è da tenere in considerazione che i volumi erogati sono influenzati dal rallentamento delle operazioni di sostituzione e surroga, che, secondo le valutazioni di Kiron Partner, la rete di mediazione creditizia legata a Tecnocasa, hanno rappresentano nel terzo trimestre 2011 circa il 2% dei volumi, mentre un anno prima erano stimati in circa il 13%.
Dal punto di vista territoriale, solo tre regioni su 20 hanno incrementato le erogazioni rispetto al periodo precedente. Tra queste, spicca l’ottimo risultato dell’Umbria, +11,13%. Bene anche il Molise con +8,97%. Mentre più leggero, +0,65%, è stato l’incremento della Sardegna. Tra le variazioni negative più rilevanti, il -29,45% del Veneto, il -26,77% rilevato in Abruzzo e il -26,13% della Basilicata.
Per quanto riguarda il valore delle consistenze dei mutui in essere, la tendenza rimane improntata alla crescita. Dopo un iniziale periodo di flessione, tra il primo e il secondo trimestre del 2008, l’andamento ha ripreso ad aumentare, fino a raggiungere il volume record di 315.405 milioni di euro nel III° trimestre 2011, facendo registrare dunque un aumento pari allo +0,67% rispetto al secondo trimestre 2011.
Sempre nel terzo trimestre del 2011, a livello nazionale, è stato inoltre rilevato un lieve incremento del ticket medio di mutuo rispetto al trimestre precedente: 125.600 euro contro 124.900. Si è dunque riscontrata una maggiore quota media erogata per singolo finanziamento (+0,56%). Tale incremento trova giustificazione dalla sempre minore presenza dei prodotti di surroga e la conseguente preponderanza del prodotto per acquisto che ha importi medi più elevati.
Sul fronte dei tassi, gli interventi al ribasso della Banca Centrale Europea sul tasso di riferimento BCE effettuati a partire dal secondo semestre 2008 hanno inciso significativamente sulle quotazioni sia sull’Euribor sia sull’Eurirs.
Le quotazioni dell’Euribor 3 mesi (365) hanno toccato il minimo nel marzo 2010 (0,64%). Nei mesi successivi si è assistito a una progressiva ripresa delle quotazioni, che hanno riportato, alla fine dell’anno 2010, il tasso Euribor a riposizionarsi a ridosso del tasso di riferimento BCE (1%). Le tensioni sui mercati finanziari e la spinta inflazionistica durante i primi mesi del 2011 hanno spinto la Banca Centrale Europea a ritoccare al rialzo di +50 punti base il Tasso di Riferimento BCE.
Il tasso Euribor ha anticipato la tendenza già con i primi mesi del 2011 e ha continuato a crescere nelle rilevazioni fino a luglio quando era quotato come media mensile a 1,59%. Le tensioni economiche sui debiti dell’area euro che si sono innestate nell’agosto del 2011, hanno avuto come effetto un ridimensionamento dell’Euribor, la cui media di settembre 2011 è leggermente scesa a 1,54%. La tendenza ha anticipato il duplice intervento al ribasso operato della Banca Centrale Europea che ha riportato il tasso di riferimento BCE all’1% con due tagli da -25bps in novembre e dicembre. L’Euribor ha quotato a dicembre a 1,43%. L’Eurirs (20 anni) ha iniziato a una nuova fase ribassista nel mese di aprile 2011, allora quotava 4,05%, arrivando a scendere sotto la soglia del 3% nel successivo mese di settembre. Ultima quotazione nel 2011 a una media mensile di 2,80%.
Stando alle dinamiche dei tassi a metà gennaio 2012, ipotizzando di sottoscrivere un mutuo ipotecario dell’importo di 120.000 euro per una durata di 20 anni, a uno spread di 3,20 bps, se scegliessimo il tasso fisso, sosterremmo una rata mensile di 841 euro, se optassimo invece per il tasso variabile, avremmo un risparmio di 86 euro mensili, in quanto la rata ammonterebbe a 755 euro. Vale la pena di notare che la differenza tra le due scelte si sta assottigliando sempre più: a ottobre, il gap si era attestato a 91 euro, a luglio era di 128 euro e in aprile 2011 ammontava a 173 euro.
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n.d.
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