Edilizia in Lombardia: senza ripresa del credito non si esce dalla crisi
Secondo i dati resi noti nei giorni scorsi da Ance Lombardia, l’industria delle costruzioni nella regione ha perso circa 45.000 posti di lavoro, mentre gli investimenti sono calati del 4,6% nel 2011. Questo nonostante il settore resti strategico, rappresentando l’8,4% del Pil Lombardo e l’8% dell’occupazione.
Quali sono le cause della crisi delle costruzioni? Essenzialmente due, secondo l’Associazione nazionale dei costruttori edili: la prima è il Patto di stabilità, che genera una Pubblica Amministrazione in perenne ritardo nei pagamenti, da otto mesi di media a due anni; la seconda è la totale scomparsa del credito, che è la materia prima dei costruttori, al pari del cemento.
Per contro si registra da parte dello Stato una rigidità nella riscossione del credito che spesso mette in difficoltà imprese e imprenditori. Da parte del sistema bancario, lamenta l’Ance, è come se ci fosse un muro. L’unico mezzo rimasto ai costruttori sarebbe il decreto ingiuntivo e in questo senso, ha affermato Gianluigi Coghi, vice presidente nazionale e coordinatore del Centro studi Ance, “rimarchiamo il buon senso delle imprese perché pensate a cosa succederebbe se tutte insieme ricorressero a questa misura nei confronti della pubblica amministrazione”.
“Per quanto riguarda le banche, invece”, ha rimarcato Antonio Gennari, vice direttore generale dell’associazione, “l’unico credito che a volte concedono è quello a breve, mentre manca la raccolta nel lungo periodo. In pratica, si è interrotto il rapporto tra banche e imprese”. E se le banche non fanno credito ignorando il merito creditizio, la storia di una società, il suo rigore nei pagamenti, allora a venire favorite sono le imprese che magari trovano fondi anche di dubbia provenienza. Una sorta di vantaggio ai peggiori.
Senza contare che, parallelamente, le stesse famiglie non possono più accedere al credito e quindi vengono a mancare anche gli acquirenti finali.
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