Cresce l’offerta, calano i canoni
Il mercato degli affitti presenta una caratteristica che viaggia su due binari: da un lato aumenta l’offerta delle case in affitto, dall’altro si registra un ribasso dei canoni.
L’offerta di case in affitto è in netto aumento ed anche a canoni più bassi. Il fenomeno ha una spiegazione molto chiara: i proprietari non riescono a vendere, pur avendo bisogno di liquidità per far fronte a fattori emergenti, fra i quali il forte aumento delle tasse e l’aumento eccessivo dei costi della vita. Si vedono quindi costretti a dare in affitto l’immobile per ricavarne il canone di locazione. Un reddito, cioè, che consente la liquidità di cui hanno bisogno.
Per quanto riguarda l’entità dei canoni, ovvero il fenomeno del calo dei canoni, la ragione è evidente: chi cerca casa ma non riesce ad acquistarla per la difficoltà di accedere al credito opta per la locazione come soluzione alternativa all’acquisto. Ma per ovvi motivi economici non riesce a sostenere canoni elevati e cerca la casa per la quale viene richiesto un canone inferiore. Aumenta, quindi, la domanda di case in affitto, ma a canoni sostenibili.
I proprietari hanno reagito a questa emergenza tenendo bassi i canoni e quelli che hanno già degli inquilini non pensano neppure ad aumentare il canone oppure ad adeguarlo al costo della vita. Specialmente se si tratta di bravi inquilini, che pagano regolarmente e non creano problemi. Il ribasso dei canoni, comunque, è strettamente collegato all’attuale, difficile situazione economica: è diminuito il potere d’acquisto delle famiglie, che tuttavia non sono in grado di sostenere canoni superiori alla loro disponibilità economica.
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Con tutta la buona volontà, nel caso si sia optato per la cedolare secca, l’imposizione fiscale rimane la stessa anche se si percepisce un canone ridotto.
Quindi per il proprietario la diminuzione è doppia : meno introito e più tasse.
A meno che ci sia una possibilità di iniziare una richiesta di adeguamento anche da parte del fisco tramite l’agenzia delle entrate.