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Dalla patrimoniale alla reddituale ai trasferimenti con Iva, ovvero imposta di registro, imposte ipotecaria e catastale, imposta sulle successioni e sulle donazioni. L’opinione di Corrado Sforza Fogliani, presidente Confedilizia

Sulla casa tributi di vario tipo: patrimoniale, reddituale (l’Irpef e relative addizionali comunali e regionali, nonché l’Ires); sui trasferimenti (Iva, imposta di registro, imposte ipotecaria e catastale, imposta sulle successioni e sulle donazioni). E il settore è poi colpito, direttamente o indirettamente, da un’altra serie di imposizioni: dall’Irap alla tassa o tariffa sui rifiuti (con la maggiorazione Monti), all’imposta sostitutiva sui mutui al tributo provinciale per l’ambiente. Fino ai contributi ai Consorzi di bonifica.

Gli immobili urbani sono gli unici beni tassati su base patrimoniale con una serie di tributi: l’Imu, l’Irpef sulle “seconde case”; l’imposta di scopo comunale, un’addizionale alla vecchia Ici, appesantita anche con il Governo Monti, attraverso la quale i Sindaci possono mettere in cantiere delle opere pubbliche e farsele finanziare al 100% dai proprietari di casa (in molti casi non votanti in quanto non residenti).

E non finisce qui. C’è l’imposta di scopo provinciale, un’ulteriore addizionale alla vecchia Ici introdotta con il federalismo fiscale, modellata sull’impianto dell’imposta di scopo comunale ma che potrà essere istituita anche per “particolari scopi istituzionali”… ; il Tributo rifiuti e servizi: un tributo che, alla parte sostitutiva della tassa/tariffa rifiuti, affianca una maggiorazione (del tutto inedita, finora) collegata a servizi indivisibili (dalla viabilità all’illuminazione delle strade, fino alla polizia urbana, per capirci), e quindi irragionevole in sé, ma per di più avente come (assurda) base imponibile il valore catastale degli immobili. Un quadro che dimostra come la fiscalità immobiliare necessiti in Italia di un’azione di equità,  in particolare dopo la manovra Monti.

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