Condividi

NewsAttico intervista Paolo Buzzetti presidente dell’ANCENewsAttico intervista Paolo Buzzetti, presidente dell’ANCE.

Compravendite in calo, crollo dei mutui, migliaia di immobili invenduti. Le agenzie specializzate descrivono una situazione allarmante: qual è il punto di vista dell’Ance sull’andamento attuale del settore immobiliare?

La crisi economica che il paese e l’Europa stanno attraversando ha aggredito duramente Il settore delle costruzioni e, di conseguenza, anche il comparto immobiliare ne risente negativamente. Nei primi mesi del 2012 le compravendite sono calate del 19,6% rispetto allo scorso anno. Il dato è sicuramente preoccupante, ma bisogna fare attenzione a non tirare conclusioni affrettate. L’allarme sul probabile scoppio di una bolla immobiliare in Italia non è supportato dai dati che, in realtà, mostrano come la situazione del nostro paese sia differente da quella di Spagna e Stati Uniti. Infatti, nonostante il calo di compravendite i prezzi medi delle abitazioni sono rimasti sostanzialmente stabili.

Quello dell’invenduto appare però un problema inquietante: significa che si è costruito dove e quando non era necessario? O che la crisi economica è stata così violenta e generalizzata da sconvolgere completamente?

È importante chiarire che non esistono dati univoci sull’invenduto e che in tal senso è difficile fare delle stime perché bisogna considerare molteplici variabili: età dell’abitazione, da quanto tempo è sul mercato ecc.. Ma non possiamo negare il problema. Ma l’aspetto più importante è che in Italia quasi da nessuna parte si è costruito più del necessario. Se confrontiamo, infatti, il numero di famiglie che si creano ogni anno con il numero di nuove abitazioni costruite emerge l’esistenza di un fabbisogno di casa insoddisfatto, ossia ci sono più famiglie che nuove abitazioni. I dati parlano di 500 mila richieste superiori all’offerta. Se esiste ancora il bisogno di casa e quindi una domanda potenziale insoddisfatta, quello che è venuto a mancare sono gli strumenti finanziari che rendono possibile l’accesso all’acquisto. In particolare, in cinque anni (2007-2011) i mutui erogati alle famiglie sono diminuiti del 21,5% e solo nel 2011 dell’11,8%. Ma, soprattutto, se prima le banche coprivano fino all’80% del prezzo della casa, oggi non superano il 40%. Questo significa che le famiglie devono accollarsi un onere maggiore che, con la crisi in atto, difficilmente riescono a sostenere, soprattutto le fasce sociali più deboli: immigrati, giovani e famiglie meno abbienti. In poche parole l’approccio all’acquisto della casa è diventato un “vorrei ma non posso”.

Che cosa pensa Ance delle misure prese finora dal Governo Monti riguardanti l’immobiliare? E, soprattutto, quali misure credete che sarebbero necessarie, e magari urgenti, per contribuire a rilanciare il settore?

Il decreto sviluppo rappresenta il primo segnale concreto per contrastare la crisi e rilanciare il comparto delle costruzioni e quello immobiliare dopo tante misure depressive, ma non basta. Sono ancora molti i provvedimenti che devono essere approvati per dare una scossa al settore e puntare alla crescita. L’Imu sui fabbricati invenduti, per esempio, è un colpo durissimo per il comparto delle costruzioni. L’edilizia, infatti, è l’unico settore industriale dove viene tassato l’invenduto: è come far pagare bollo e assicurazione alle automobili ferme nei parcheggi dei concessionari o delle fabbriche, per intenderci. Importantissimo è stato invece approvare il Piano Città, che consentirà di recuperare il patrimonio esistente, adeguandone qualità e funzionalità, con particolare attenzione al risparmio energetico. Su questo fronte, però, è fondamentale che si evitino i blocchi burocratici e di competenze che hanno caratterizzato l’esito dei precedenti piani casa. Altri punti sui quali stiamo concentrando i nostri sforzi e che avrebbero un effetto positivo sul settore sono la riduzione del carico fiscale sulle compravendite, gli sgravi fiscali sulle opere pubbliche e la risoluzione del problema dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti dei privati.

C’è poi l’aspetto della rigidità del sistema bancario, che non sembra affatto intenzionato ad allentare la stretta sulla concessione dei crediti sia alle imprese sia al cliente finale. Come si può sbloccare questa situazione?

Le banche stanno incontrando grandi difficoltà nel reperire liquidità a media-lunga scadenza e di conseguenza a concedere finanziamenti e mutui. Questa situazione sta influendo negativamente sull’economia e, in particolar modo, sulle imprese di costruzioni.
Sia sul fronte delle imprese che su quello delle famiglie i finanziamenti si sono notevolmente ridotti. Per superare questo ostacolo l’Ance ha firmato accordi con Unicredit e Banca Intesa per cercare di riattivare il circuito del credito per le imprese associate. Sul fronte delle famiglie, come Ance, abbiamo sviluppato alcune proposte per la creazione di un meccanismo di finanziamento a medio lungo termine. Un percorso che prevede il coinvolgimento di investitori istituzionali nel garantire le obbligazioni emesse dalle banche e finalizzate all’erogazione di mutui per l’acquisto della prima casa. Inoltre, sarebbe opportuno sviluppare un sistema di garanzie che permetta l’accesso al credito anche per i più deboli.

In pratica, cosa vi aspettate che accada nella seconda parte dell’anno e quali sono le vostre previsioni per il medio periodo?

Il quadro è drammatico, dall’inizio della crisi a oggi il settore delle costruzioni avrà perso più di un quarto (-25,8%) degli investimenti, riportandosi ai livelli della metà degli anni ’70. Una speranza, però, la dà questo decreto sviluppo, che dovrebbe se non far risalire il settore almeno arrestarne la caduta. In particolare, abbiamo calcolato che le detrazioni per interventi di ristrutturazione, che fino al 30 giugno 2013 passeranno dal 36% al 50%, e la proroga fino al 30 giugno 2013 delle detrazioni di imposta per gli interventi di riqualificazione energetica potranno attivare già nel 2013 investimenti aggiuntivi per circa 1,5 miliardi di euro, arrestando il crollo del settore. Ma per tornare a crescere bisognerà continuare su questa strada e non fermarsi.

Tagged with:
 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>