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Mutui insostenibili per stranieri e giovani. Prorogata fino al 31 luglio la possibilità di chiedere alla propria banca la sospensione del pagamento delle rate.

Il Rapporto trimestrale della situazione occupazionale e sociale nell’Unione europea, “EU Employment and Social Situation, Quarterly Review, June 2012”, pubblicato dalla Commissione a fine giugno, ha destato grosso scalpore ed è rimbalzato sui quotidiani e nel web tra affermazioni e smentite da parte di diversi operatori economici e finanziari. Nel documento si afferma che in Italia il numero di famiglie incapaci di sostenere le spese del mutuo è cresciuto a un livello allarmante: una famiglia su quattro è in sofferenza a partire dal primo trimestre del 2011, con il conseguente aumento del numero di sfratti.

Il Rapporto segnala un trend e prevede che il problema dei senzatetto diventerà una questione sociale importante nei prossimi anni. Le ricerche indicano che sono i migranti la quota maggiore dei senza casa. Uno studio della Caritas rileva che il numero di senzatetto a Pisa è raddoppiato tra il 2000 e il 2009 e che la maggior parte di questi sono stranieri. A Milano, il 90% delle persone che vivono negli slum sono di nazionalità straniera. Sono stranieri il 77% dei senzatetto a Napoli e il 73% a Bologna.

Gli stranieri e i giovani sono stati colpiti in modo sproporzionato: gli economisti comunitari temono che i tagli ai bilanci dei Paesi Ue imposti dai piani di austerità possano diminuire la capacità dei sistemi di welfare di alleviare il problema dei senzatetto. Il problema non riguarda solo l’Italia, ma è diffuso anche in altri Paesi della zona euro, dove un crescente numero di persone che ha perduto il lavoro si trova in difficoltà con il pagamento dell’affitto o delle rate del mutuo. Una condizione di sofferenza molto marcata nei paesi dell’Europa centrale e orientale, così come in Spagna e in Grecia. La mancanza di casa è cresciuta in certa misura quasi ovunque nell’area Ue, tuttavia la fase discendente dell’economia si è tradotta in diversi gradi di profondità secondo le contromisure prese dai governi e dalla società civile. L’edilizia sociale, la rinegoziazione di mutui, la possibilità di posticipare i pagamenti, la consulenza legale e una forte alleanza tra governo e organizzazioni benefiche in molti casi sono state in grado di mitigare i peggiori effetti della recessione e contenere il fenomeno dei senzatetto.

La versione di Abi. L’Abi (Associazione bancaria italiana) ha contestato con forza l’analisi della Commissione, sostenendo che a marzo del 2012 solo 65 mila famiglie (a fronte di 3,5 milioni di mutui in essere) hanno chiesto di sospendere il pagamento del mutuo avvalendosi della moratoria. “Le famiglie italiane sono finanziariamente solide e sostengono il peso dei mutui senza particolari problemi”, ha sostenuto l’Abi. Secondo i dati dell’Abi le nuove sofferenze legate ai prestiti, nel primo trimestre 2012, si attestano “soltanto” all’1,2%. Ancora secondo Abi, in Italia il rapporto tra la rata e il reddito della famiglia è equilibrato e altrettanto equilibrato è il rapporto tra la somma mutuata e il valore dell’immobile (circa il 65%). “Queste due buone pratiche hanno evitato che potesse insorgere una bolla speculativa sulla proprietà immobiliare”, conclude l’Abi. Chi ha ragione?

Mutui con il contagocce: l’analisi dell’Ance. Un recente rapporto dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) rileva che negli ultimi cinque anni i mutui per l’acquisto di abitazioni sono diminuiti del 21,5% e nel solo 2011 addirittura dell’11,8%. Una situazione di diminuzione della domanda rafforzata dalla situazione di stallo del mercato immobiliare italiano, dove i prezzi delle abitazioni rimangono molto alti, influendo negativamente sulla propensione a richiedere un mutuo. Secondo l’Ance, nonostante i prezzi medi delle case siano un po’ calati, è crollata la percentuale di finanziamento concesso dalle banche per l’acquisto della casa: se fino a qualche anno fa la banca concedeva circa l’80% del prezzo dell’abitazione, oggi il finanziamento raramente supera il 50%, quindi sempre meno famiglie sono in grado di sostenere l’onere iniziale.

Il mercato interbancario è andato in crisi e le banche non si fidano più le une delle altre. La conseguente mancanza di liquidità e l’instabilità della raccolta hanno fatto restringere sempre più le maglie nella concessione del credito, con l’obiettivo di ridurre al minimo il rischio su qualsiasi operazione di finanziamento. Il percorso di valutazione e di gestione del rapporto con la clientela si fa sempre più difficoltoso. Questo notevole inasprimento dell’offerta di credito (il credit crunch) porta a un’inevitabile riduzione della concessione di finanziamenti. A pagarne maggiormente le conseguenze sono le imprese che faticano a sopravvivere, i lavoratori precari e i giovani che difficilmente potranno accedere al credito.

Molto elevato è anche il tasso di sfiducia nel rapporto tra cliente e banca. Diminuiscono gli italiani che fanno ricorso a un finanziamento per l’acquisto di qualsiasi genere di prodotti e servizi. La Crif (azienda privata che gestisce la più grande banca dati di centrale rischi finanziari, conosciuta come Eurisc) rileva che la contrazione del numero di richieste nel primo quadrimestre 2012 è del -12% rispetto allo stesso periodo del 2011. Il confronto tra la variazione percentuale dei primi quattro mesi del 2008 (inizio della crisi) e il periodo analogo del 2012 ci segnala un calo della domanda ancora più elevato: -24%.

La fragilità del mercato del lavoro e la debolezza del reddito reale disponibile creano una stagnazione dei consumi. Le cause principali sono chiare. Nel periodo di forte incertezza economica che stiamo vivendo, molte persone non sono pronte a indebitarsi, contraendo un impegno costante di pagamento. Con l’aumento del carovita, il potere d’acquisto di ogni singolo cittadino diminuisce. Lo stipendio al netto dell’inflazione si è ridotto in termini di capacità di acquisto, mentre i prezzi dei beni di consumo primari sono in aumento. Il reddito è lo stesso di anni fa, ma la somma reale spendibile è più scarsa. Inoltre, l’aumento della disoccupazione ostacola il percorso di crescita di molti giovani, incapaci di poter fare progetti di vita a lungo termine. L’ansia per la precarietà, unita al timore di non poter rispettare il debito contratto, spingono molte famiglie a consumare sempre meno, rinviando le decisioni d’acquisto più onerose. Tali decisioni includono l’elettronica di consumo, una nuova automobile, l’acquisto di una nuova casa, la ristrutturazione di quella già di proprietà e persino la sostituzione dell’arredamento.

Non è certo un caso se è stata prorogata fino al 31 luglio la possibilità di presentare alla propria banca la richiesta di sospensione delle rate del mutuo. Abi e le Associazioni dei consumatori hanno concordato questa misura straordinaria, finalizzata a sostenere le famiglie in difficoltà a seguito della crisi. Si prevede la sospensione del rimborso delle rate di mutuo per almeno di 12 mesi nei seguenti casi:

  • per i mutui di importo fino a 150.000 euro accesi per l’acquisto, costruzione o ristrutturazione dell’abitazione principale;
  • nei confronti dei clienti con un reddito imponibile fino a 40.000 euro annui che hanno subito o subiscono fino al 31 dicembre 2011 eventi particolarmente negativi (morte, perdita dell’occupazione, insorgenza di condizioni di non autosufficienza, ingresso in cassa integrazione).

La misura si applica anche nei confronti dei clienti che presentano ritardi nei pagamenti fino a 180 giorni consecutivi.
Le banche aderenti all’iniziativa possono migliorare tali condizioni. Ce lo auguriamo.

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